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Lindano e DDT : due insetticidi valutati cancerogeni dalla Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro

Il lindano e il DDT, due insetticidi largamente utilizzati in passato e persistenti nell’ambiente sono stati rivalutati dalla Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro.

Il lindano è un isomero dell’esaclorocicloesano ed è stato usato in modo massiccio per il controllo degli insetti in agricoltura e per il trattamento degli ectoparassiti umani. Sono esposti alla sostanza soprattutto i lavoratori agricoli e chi si occupa della loro applicazione. Il lindano è lipofilo, viene assorbito con facilità attraverso tutte le vie di esposizione e distribuito in tutti i distretti corporei. Studi epidemiologici caso-controllo e di coorte hanno fornito prove sufficienti a favore della cancerogenicità del lindano che risulta associato all’insorgenza del linfoma non-Hodgkin: è stato pertanto classificato nel gruppo 1 (cancerogeni certi per l’uomo).

Anche gli studi su animali hanno fornito sufficienti prove della cancerogenicità di questo insetticida che aumenta in modo significativo l’incidenza di tumori benigni e maligni del fegato nei topi esposti tramite la dieta.

Il lindano fa parte dei POP – inquinanti organici persistenti, la cui produzione, l’uso, l’esportazione, lo stoccaggio e lo smaltimento sono regolati dalla Convenzione di Stoccolma entrata in vigore nell’ottobre del 2004.

L’insetticida DDT è stato classificato come “probabile cancerogeno per l’uomo” (gruppo 2A ). Il DDT è stato usato per il controllo di malattie veicolate da insetti durante la seconda guerra mondiale; successivamente per eradicare malattie come la malaria e in agricoltura.

La sua produzione è stata vietata già negli anni 70 sia negli Stati Uniti sia in Europa, tuttavia ne viene ancora prodotta e usata una quantità modesta con l’unico scopo di debellare la malaria nelle zone in cui questa malattia assume carattere endemico.

Tuttavia è ancora presente un’esposizione alla sostanza e al suo metabolita. Il DDT viene infatti assorbito con facilità e si distribuisce nei distretti corporei soprattutto in quelli lipofili e vi rimane per parecchi anni, l’uomo può quindi essere esposto alla sostanza attraverso la dieta.

Sono stati realizzati più di 100 studi, sia caso-controllo, sia di coorte per indagare la relazione tra il DDT e l’insorgenza di tumori. Ad oggi, gli studi più rilevanti riguardano l’associazione con il cancro al fegato, al testicolo e con il linfoma non-Hodgkin. Tuttavia le prove fornite da questi studi sono ancora limitate.

Numerosi studi sperimentali condotti su topi, ratti e criceti (la maggior parte con somministrazione orale) forniscono prove sufficienti negli animali da esperimento a favore della cancerogenicità del DDT e dei suoi metaboliti. Dodici studi condotti sui topi hanno dato risultati positivi per siti tumorali multipli, con un incremento dei tumori del fegato sia benigni sia maligni e di linfoma. Nei ratti si registra un incremento dei tumori al fegato, mentre nei criceti l’incremento riguarda l’adenoma della corteccia surrenale.

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